Lavorare in sicurezza nonostante il caldo
Le temperature elevate modificano in modo significativo i requisiti relativi ai dispositivi di protezione individuale. Mentre gli indumenti protettivi svolgono funzioni di sicurezza ben definite, le proprietà dei materiali, quali la traspirabilità e la permeabilità al vapore acqueo, influenzano in modo determinante il livello di accumulo di calore nel corpo.

Nelle giornate calde, il caldo e la sicurezza sul lavoro entrano spesso in conflitto. Gli operai edili e gli altri lavoratori all’aperto si trovano quindi di fronte a un dilemma: i dispositivi di protezione individuale sono necessari per proteggersi dai pericoli, ma allo stesso tempo, in caso di temperature elevate, possono essere percepiti come un ulteriore peso.
Se i lavoratori si tolgono i DPI a causa del caldo, ciò comporta inizialmente una sensazione di sollievo. Allo stesso tempo, però, il rischio di incidenti e infortuni aumenta notevolmente – ad esempio a causa della mancanza di protezione dai pericoli meccanici, dalle scintille o dalle radiazioni UV intense. Si scambia così il comfort a breve termine con la sicurezza a lungo termine.
Una gestione efficace del calore non dovrebbe quindi significare dover scegliere tra comfort e sicurezza. È invece fondamentale disporre di indumenti protettivi che uniscano entrambi questi aspetti: protezione e comfort anche a temperature elevate. I materiali e le tecnologie moderne possono contribuire a rendere l’abbigliamento più leggero, traspirante ed ergonomico, aumentando così il grado di accettazione da parte di chi lo indossa, senza rinunciare alla protezione.

I lavori edili nella calura estiva pongono requisiti particolari all’abbigliamento protettivo
I rischi legati al calore sembrano evidenti, ma nella pratica sono spesso meno facili da riconoscere di quanto si possa supporre. Questo perché lo stress da calore si manifesta in modo graduale: si sviluppa parallelamente allo sforzo fisico, senza essere percepito immediatamente. Con l’aumentare della durata del lavoro sotto sforzo fisico, la temperatura corporea interna aumenta e i processi fisiologici subiscono delle alterazioni: le persone diventano meno attente, reagiscono più lentamente e hanno meno resistenza. Studi condotti in condizioni di sforzo fisico dimostrano che già aumenti moderati della temperatura corporea interna sono sufficienti a influenzare in modo misurabile le prestazioni – molto prima che una situazione venga soggettivamente percepita come critica.
È proprio qui che risiede la sfida particolare rappresentata dallo stress termico nell’organismo: esso aggrava i pericoli già esistenti senza essere chiaramente riconoscibile come causa. L’abbigliamento protettivo soddisfa sì norme definite e offre una protezione certificata dagli agenti esterni. Tuttavia, l’entità con cui questo stress termico insidioso si sviluppa all’interno del corpo e la rapidità con cui influisce sulle prestazioni e sulla sicurezza possono essere rappresentate dalle norme solo in modo indiretto.
Piccola differenza, grande effetto: calore e prestazioni
Per capire perché anche piccole variazioni della temperatura corporea possano avere grandi ripercussioni, vale la pena dare un’occhiata a come reagisce il corpo sotto sforzo termico:
Il corpo umano può funzionare in modo affidabile solo entro un ristretto intervallo di temperatura. Anche lievi aumenti della temperatura corporea interna hanno effetti misurabili. Già a circa 37,5 °C – ovvero solo circa mezzo grado sopra il valore normale – inizia il disagio termico. Ciò che inizialmente viene percepito semplicemente come «caldo» può trasformarsi rapidamente in un fastidio tangibile.
«In condizioni di stress termico, spesso bastano meno di due gradi di temperatura corporea interna per passare da una situazione di sicurezza sul lavoro a un rischio notevolmente maggiore.»
Con l’ulteriore aumento della temperatura corporea centrale, le prestazioni diminuiscono. Studi sull’attenzione in condizioni di stress termico durante attività lavorative fisicamente impegnative dimostrano che la concentrazione e la capacità di reazione possono già diminuire in modo significativo prima ancora che vengano raggiunti livelli di temperatura critici per la salute. I lavoratori reagiscono più lentamente, ignorano più spesso i segnali e percepiscono lo sforzo fisico come estenuante più rapidamente.
Studi di fisiologia del lavoro dimostrano inoltre che l’esaurimento da calore può manifestarsi già a temperature appena superiori ai 38 °C – ovvero ben al di sotto delle soglie potenzialmente letali. Se la temperatura corporea centrale continua ad aumentare, l’attenzione si sposta progressivamente dal mantenimento delle prestazioni alla prevenzione di pericoli acuti per la salute. Questa transizione avviene in modo graduale: spesso bastano meno di due gradi di temperatura corporea centrale per passare da una situazione di sicurezza sul lavoro a un rischio notevolmente maggiore. È proprio questa minima differenza a rendere lo stress da calore un fattore di rischio particolarmente critico e al tempo stesso difficile da individuare nella quotidianità lavorativa sotto gli indumenti protettivi.
Perché gli indumenti protettivi svolgono un ruolo fondamentale
In situazioni lavorative caratterizzate da un elevato sforzo fisico e da un aumento della temperatura ambiente, cambia il modo in cui il corpo è in grado di dissipare il calore in eccesso: finché l’ambiente è più freddo del corpo, quest’ultimo cede il calore direttamente all’ambiente circostante – ad esempio attraverso il contatto con le superfici, il movimento dell’aria o l’irraggiamento. Queste forme di dissipazione del calore vengono definite «dissipazione a secco».
Con l’aumentare del calore in cantiere, tuttavia, l’efficacia di questi meccanismi diminuisce. Più la temperatura ambiente si avvicina alla temperatura corporea o addirittura la supera, meno calore il corpo è in grado di dissipare in questo modo. In tali situazioni, al corpo rimane sostanzialmente un solo meccanismo per dissipare il calore in eccesso: l’evaporazione del sudore.
Dal materiale alla reazione del corpo
L'efficacia di questo processo di evaporazione dipende in modo determinante dalla permeabilità al vapore acqueo dell'abbigliamento. Il parametro decisivo a tal fine è il cosiddetto valore Ret (Resistance to evaporative heat transfer), che descrive la resistenza di un materiale all'evaporazione del sudore. Un valore Ret elevato ostacola questo processo: il sudore ha più difficoltà a fuoriuscire, l’effetto rinfrescante diminuisce e il corpo accumula sempre più calore.
È ben documentato, dal punto di vista della fisiologia del lavoro, che le proprietà dei materiali abbiano un’influenza diretta sul carico termico del corpo. A tal proposito, è fondamentale la capacità degli indumenti protettivi di favorire la dispersione del calore e dell’umidità. Le raccomandazioni di medicina del lavoro partono dal presupposto che, durante il lavoro fisico, la temperatura corporea interna non dovrebbe, per quanto possibile, aumentare di più di uno o due gradi Celsius circa. Se il calore in eccesso viene dissipato in modo efficace, è possibile rallentare tale aumento e prolungare il tempo durante il quale i lavoratori possono operare entro questi limiti di sicurezza.
L’elevata traspirabilità degli indumenti svolge in questo contesto un ruolo fondamentale. Favorisce la dispersione del calore corporeo e contribuisce a evitare un aumento critico della temperatura corporea interna. Se invece il calore viene trattenuto da sistemi poco traspiranti, lo stress termico aumenta più rapidamente. I lavoratori hanno quindi bisogno di pause più frequenti per rinfrescarsi o si tolgono temporaneamente gli indumenti protettivi.
Gli indumenti protettivi traspiranti possono quindi dare un contributo importante: favoriscono l'equilibrio termico del corpo e aiutano a mantenere più a lungo le prestazioni e la sicurezza anche a temperature elevate.
Conclusione: indumenti protettivi ottimizzati come chiave per contrastare lo stress da calore
Lo stress da calore rappresenta un rischio nei lavori fisicamente impegnativi all’aperto, come quelli che nei cantieri edili sono sempre più all’ordine del giorno già in primavera, ma soprattutto in estate. È misurabile dal punto di vista fisiologico, scientificamente provato e può essere mitigato con indumenti protettivi adeguati. Alla luce di ciò, risulta evidente che una protezione efficace dal calore non si ottiene solo rispettando le norme. È invece determinante la capacità dell’abbigliamento protettivo di aiutare il corpo a dissipare il calore generato e a mantenere l’equilibrio termico.
Gli indumenti protettivi che favoriscono il mantenimento dell’equilibrio termico e dell’umidità prolungano il tempo durante il quale è possibile lavorare in sicurezza, stabilizzano le prestazioni e l’attenzione dei lavoratori e riducono il rischio che lo stress da calore continui ad aumentare nel corso della giornata lavorativa. I materiali traspiranti favoriscono la naturale dispersione del calore corporeo e contribuiscono a evitare un aumento critico della temperatura corporea interna.
Traspirabilità, gestione dell’umidità e peso sono quindi fattori di sicurezza fondamentali. Per la scelta dei dispositivi di protezione individuale ciò significa che, oltre ai requisiti previsti dalla norma, occorre tenere maggiormente conto della realtà fisiologica della quotidianità lavorativa. Infatti, la sicurezza non dipende solo dal materiale, ma anche dalla persona che lo indossa.
Autore
Sabrina Herzele è responsabile dello sviluppo prodotti per il marchio GORE-TEX®
